mercoledì 6 maggio 2009

And then there were 3!!!


E sono 3...!!! Ragazzi, ce l'ho fatta, sono arrivato in fondo!

4h47'23" il real time ma vi assicuro che vale molto di più di quanto non appaia: la ColleMar-athon è una Maratona bellissima, suggestiva, affascinante e stupendamente organizzata, dove mi sono sentito più "coccolato" che a New York. Ma tremendamente dura, piena di salite che spaccano le gambe, quest'anno resa ancora più difficile da una tramontana tesa che ha spirato incessantemente in direzione quasi sempre contraria a quella di corsa.

Ma andiamo per ordine.

Dicevo della bellezza e del fascino: pur conoscendo bene la maggior parte dei luoghi dove la Maratona transita, passarci correndo è tutt'altra cosa. Si parte dall'ingresso della cinta muraria di Barchi, un paesino di 1.000 abitanti nell'entroterra a circa 30 km dal mare. E' un borgo molto suggestivo che risale al '500, arroccato su una collina da cui si gode un panorama mozzafiato sulle vallate e sui paesi circostanti. La partenza è emozionante: un colpo di bombarda mediovale sparato da un figurante in costume storico segna l'inizio della corsa e migliaia di coriandoli colorati vengono sparati sui partecipanti nei primi metri dopo lo start. Io ero talmente emozionato e concentrato nell'automotivarmi che mi sono addirittura scordato di far partire il cronometro del Garmin, cosa mai successa finora. Il primo km è una discesa secca e insidiosa perché "facile" e quindi si rischia di strafare e pagarla poi. Ma l'illusione dura poco, perché dopo il 2° km la strada comincia a salire verso Mondavio, uno dei gioielli delle Marche. E' un borgo-castello medioevale perfettamente conservato, dove la Maratona prima costeggia le imponenti mura esterne e poi transita dentro al castello (dove la castellana in costume accoglie i partecipanti), nelle sue segrete e nel cortile dove campeggiano diversi strumenti bellici medioevali tra cui una catapulta in legno. Lì il cartello del 5° km indica che si è solo all'inizio e che la strada è ancora lunghissima. Il tempo di vedere altri figuranti in costume storico tra cui trombettieri e sbandieratori e la Maratona torna a scendere uscendo da Mondavio e procedendo in direzione Orciano, dove si giunge intorno all'8° km dopo una salita lunga e difficile che culmina con l'ingresso nella cinta muraria e nel centro storico del paese. Io mi sono assestato intorno ai 6'15"/km e procedevo piuttosto tranquillo, correndo in un gruppetto formatosi prima di Mondavio insieme ad altri runners tra cui un riminese di nome Davide simpaticissimo, che non perdeva neanche un'occasione per provarci con tutte le ragazze che incontrava ai bordi del percorso. Quando ne vedeva una accelerava, le faceva una battuta e un apprezzamento, chiedeva il numero di telefono, le dava un bacio e poi ricominciava a correre come se nulla fosse successo. Un vulcano di iniziative e di battute in alcuni casi esilaranti che mi hanno aiutato per un lungo tratto a non sentire la fatica e i km macinati. Peccato che non sia più riuscito a tenerlo dopo i 16 km...

Poche centinaia di metri di selciato nel centro storico di Orciano e si è già fuori da questo terzo borgo in direzione di S. Giorgio di Pesaro, quarto paese murato che giunge dopo circa 13 km di percorso al termine - manco a dirsi - di un'altra salita, stavolta un po' più dolce. Si gira intorno alle mura entrando brevemente nel centro storico e poi si riesce in direzione di Piagge, piccolo paese a circa 200 m s.l.m., che si raggiunge dopo 16 km di corsa preceduto da altri difficili saliscendi che tuttavia consentono di godere di panorami bellissimi sulle colline circostanti. Dopo altri 5 km si arriva a Cerasa, dove c'è il passaggio al cartello e alla rilevazione tempo dei 21,097 km (Mezza Maratona). A questo punto manca "solo" un paese da attraversare, S. Costanzo, che arriva dopo altri 6 km e dopo la "mitica" salita di Solfanuccio (vedi oltre). Anche a S. Costanzo viene attraversato il bellissimo centro storico dove era presente un sacco di gente e di persone in costume tradizionale.

Per quanto riguarda la mia corsa, sono giunto alla Mezza con un tempo di 2h11', assolutamente non paragonabile né a New York (2h05') né tantomano a Milano (1h59'), ma malgrado l'andatura lenta, Davide e il vento che, pur essendo fastidioso, consentiva di non percepire il caldo, ero già piuttosto stanco e non stavo benissimo: soffrivo di un malessere diffuso, con un po' di mal di testa a fare da contorno a una situazione fisica non brillante. Ma tenevo duro: dopo aver mollato Davide e gli altri del gruppetto, mi ero accodato ai 2 pace maker delle 4h30' e riuscivo a tenerli bene. Ma non avevo fatto i conti con la salita di Solfanuccio che si affronta intorno al 25° km: un tratto di circa 1,3 km in ascesa costante, che sembra non finire mai e per giunta affrontato con vento contrario. Ho dovuto mollare il gruppo delle 4h30' e fare da solo salendo molto lentamente perché ero proprio stanco e provato.

Fortunatamente, dopo S. Costanzo e un altro paio di salite brevi, si affronta un'altra lunga ma dolce salita che conduce su una collina dove si transita al 30° km e da lì il percorso subisce un brusco cambiamento: le verdi colline marchigiane lasciano il posto a un panorama mozzafiato sul mare azzurro del tratto tra Fano e Torrette e in lontananza cominciano a vedersi il centro e il porto di Fano.

Lì comincia una lunga discesa di circa 1 km che porta a livello del mare e dal quel momento in poi il percorso è "piatto" se si eccettuano due cavalcavia da superare e il passaggio nel centro storico di Fano, in leggera salita.

A quel punto mancano ancora più di 10 km che ho affrontato a passo decisamente lento, alternando una corsetta leggera ad alcuni tratti al passo. Tra il 34° e il 35° km, come se non bastassero tutte le altre salite, si affronta un tratto di circa 800 m di sterrato nel greto del fiume Metauro e ovviamente le gambe, già molto provate, non ringraziano...

Al km 37 il percorso esce sul lungomare di Fano e poi, al 39° circa, rientra nel centro storico, in leggera salita. Quasi al 41° km si sale su una passerella sopraelevata che costeggia tutto il porto e da cui si domina completamente. Il traguardo è lì sotto, ma manca ancora un km: circa 500 m sopra la passerella e poi altri 500 a livello delle banchine della darsena turistica, dove sono ormeggiati yacht lussuosissimi. Ormai ero lanciato e ho anche superato un po' di persone che mi avevano passato alcuni km prima. L'arrivo è davvero ben fatto: si affronta l'ultima curva verso destra a circa 50 m dallo striscione e gli ultimi metri sono bordati dalle balaustre che però sono vicine tra loro, cosicché la folla è vicina ai partecipanti e crea un effetto di condivisione e partecipazione molto intenso.

Sono arrivato alle 13.48 a braccia alzate, con lo speaker che mi ha salutato dicendo al microfono "Complimenti anche all'Ing. Stefano Gentilini, pettorale n. 478, che ha concluso la sua prova...!!!". Ing. Gentilini?!?!? Eh sì, siccome la ColleMar-athon vale come campionato italiano di Maratona per Ingegneri, Architetti e Geometri, mi ero iscritto come Ingegnere... Che soddisfazione! Addirittura l'arrivo personalizzato!

Dopo aver ricevuto la medaglia da parte di alcuni ragazzi che sostavano dopo l'arrivo mi sono diretto al ristoro per rinfrescarmi e bere qualcosa anche perché mi sentivo davvero provato e stanchissimo. Il tempo di salutare mio cugino Massimo venuto da Senigallia per vedere il mio arrivo e poi ho ritirato la borsa e mi sono diretto alle docce dove sono riuscito a lavarmi e cambiarmi.

Il pasta party purtroppo non me lo sono goduto perché il treno per Milano partiva alle 15.11 dalla stazione di Fano, distante dall'arrivo circa 3 km che ho percorso camminando (e chi riusciva più a correre?) e mangiando nel frattempo il piatto di pasta e l'enorme panino previsto per tutti i partecipanti.

Sono salito sul treno dove credo di essermi addormentato dopo non più di 1 minuto...

Fin qui la cronaca. Ma permettetemi alcuni commenti.

Dicevo all'inizio della qualità dell'organizzazione: la ColleMar-athon ha già una fortuna e cioè quella di disputarsi su un percorso bellissimo, vario e suggestivo che va dalle verdissime colline dell'entroterra marchigiano all'azzurro del mare passando per castelli, borghi medioevali, siti panoramici, la spiaggia e il porto di Fano, etc..

Ma gli organizzatori sono davvero bravissimi, perché rendono questa corsa bellissima sotto l'aspetto dei servizi offerti: neanche a New York mi sono sentito così curato… Perfetto il pullman da Fano a Barchi, ampi spogliatoi, caffè espresso prima della partenza (e quando mai???), un volontario prima della partenza che mi ha chiesto "Tutto OK? Hai bisogno di qualcosa?" docce calde, massaggi e pranzo per tutti alla fine, bel pacco gara… Dicono che le cose ben fatte si riconoscano dai dettagli: beh, qui è stato tutto curatissimo, compreso il cerimoniale all'arrivo, dove la medaglia non viene semplicemente consegnata (in una bustina di plastica, sigh...) come purtroppo avviene in gare ben più blasonate come la Stramilano agonistica, ma messa al collo di ogni arrivato, a cui non viene fatto mancare neanche il "Bravo, congratulazioni!"

Al di là della prestazione non brillante, la forma fisica non ottimale e il tempo finale ben lontano da New York e Milano ma che mi interessava relativamente, è stata una corsa stupenda: una bella giornata di sole spesa in luoghi bellissimi che mi hanno spesso fatto anche emozionare mentre correvo.

A volte, quando mi chiedono perché mi sia messo a correre a 40 anni suonati e mi sottoponga alla fatica degli allenamenti, a sveglie all'alba anche alla Domenica e a sforzi certamente non "normali", non ho la prontezza per rispondere e colgo quel sottile velo di compatimento e di sufficienza negli occhi del mio interlocutore.
Da adesso in avanti, quando mi porranno la stessa domanda, saprò cosa rispondere: se correre significa anche passare giornate come quella della ColleMar-athon la mia risposta sarà "Perché non dovrei farlo?"

Ciao, Cor(r)o.
PS: per vedere foto, video, leggere commenti e notizie sulla ColleMar-athon il sito giusto è http://www.collemar-athon.com

martedì 28 aprile 2009

Sostegno invisibile



Per tutti i 42 km ricordati che in tanti, con il pensiero, ti spingeranno fino al traguardo.

fave

lunedì 27 aprile 2009

Sempre caro mi fu quest'ermo colle (e questo mare)...

Senza essere blasfemi scomodando il sommo Leopardi, eccoci arrivati alla settimana della ColleMar-athon.

Domenica sarò sulla linea di partenza col pettorale n. 478. Cosa succederà dopo non è dato saperlo. Ce la metterò tutta, indubbiamente. Ma la mia scarsa preparazione attuale unita a un po' di tensione che sta progressivamente crescendo potrebbero giocarmi brutti scherzi. Obiettivo, come già dichiarato, arrivare a completare i 42,195 km senza alcuna velleità di tempo, ma col solo scopo di godermi (spero) una bella giornata e una bella corsa lungo le strade della "mia" terra marchigiana.

Le premesse ci sono tutte: il percorso è - a detta dei partecipanti degli anni scorsi - tra i più belli d'Italia, l'organizzazione pare abbia preparato diverse sorprese per i numerosi iscritti, che quest'anno toccheranno quota 1000 con un incremento di quasi 300 rispetto all'edizione 2008 e infine, se Dio vuole, il tempo previsto per il week-end prossimo sembra essere bello dopo i nubifragi di questi giorni.

Intanto ieri ho completato l'ultimo "lunghino" pre-Maratona: 18,1 km a 5'47" di media (facendo 2 volte il percorso "VerdePisello" qui a Buccinasco) ancora una volta corsi sotto l'acqua che evidentemente è una costante di questa stagione. Buone reazioni anche se sono arrivato a casa che avrei potuto strizzarmi tanto ero inzuppato.

Domani, se riesco, ultima seduta di ripetute 8x400 m a 4'40"/km e Venerdì ultimi 5-6 km ad andatura tranquilla per scaldare i muscoli, che spero di riuscire a correre sul lungomare di Senigallia.

Poi, Domenica alle 9, colpo di bombarda medioevale a segnare il via della corsa che addirittura, verso il 5° km, passa nelle segrete del castello di Mondavio, per l'occasione presidiate da figuranti in maschera con tanto di armature e alabarde.

Inizierò a passo molto blando, intorno ai 6'15"/km. Il percorso è difficile, pieno di insidiosi saliscendi e quindi non devo strafare, devo conservare ogni energia per i 10 km finali, quando dovrò supplire alla mia scarsa preparazione con tutto ciò che di fisico e mentale mi rimarrà.
All'arrivo è previsto un pasta-party che è stato descritto come sontuoso, con spaghetti ai frutti di mare, vincisgrassi - le tipiche lasagne marchigiane - e altre numerose leccornìe, che spero coronino 4 ore e mezza (almeno!) di una bella e divertente corsa.

A presto!
Cor(r)o.

lunedì 20 aprile 2009

Scende la pioggia...


Ieri ho corso l'ultimo "lunghissimo" prima della ColleMar-athon: 32 km annunciati (in realtà poco più di 30) alla StraTicino, una tapasciata con partenza e arrivo nel centro di Pavia con percorso che si snoda nella ricca campagna pavese, quasi sempre lungo gli argini del fiume che dà il nome alla corsa.
Bello il percorso, numerosi e ricchissimi i ristori, situati ogni circa 5 km. Nell'ultimo di questi, localizzato sotto l'arcata di un ponte sul Ticino a circa 3 km dall'arrivo, una tavolata imbandita degna più di un ricevimento nuziale che di un rifornimento per runner a corto di energie... un menu completo con bruschette di ogni tipo compreso il caviale e il paté di tartufo, funghi e verdure sott'olio, affettati misti, formaggi locali e poi una sezione di dolci che non avrebbe sfigurato nella vetrina in una pasticceria: biscotti da the, pasticcini, torte varie... il tutto "innaffiato" da diversi tipi di vini rossi e bianchi, prosecchi e bibite varie. Insomma, se non fosse che mancava poco all'arrivo mi sarei fermato a fare bisboccia con i numerosi podisti che sostavano al ristoro probabilmente avendo partecipato alla corsa conoscendone il lato gastronomico più che quello sportivo e naturalistico.
In definitiva una bella corsa, purtroppo rovinata dalla pioggia battente che non ci ha risparmiato neanche un secondo dalla partenza e per le tre ore successive. Conseguenza dell'acqua che cadeva copiosa fin dalla notte precedente il fango di cui era ricchissimo il percorso e che mi sono ritrovato dappertutto al termine della corsa; le mie povere scarpe nuove acquistate meno di un mese fa alla fine sembravano essere state indossate durante un'esercitazione di marines più che durante una corsa domenicale.
Per quanto riguarda il contenuto sportivo, 30,3 km corsi in 2h56'30" fanno una media di 5'50" che non è certo da buttare considerato il momento di forma non brillante e che mi hanno "fatto morale" in vista della sempre più vicina 42 km del 3 Maggio.
Domenica prossima il programma prevede uno "scarico" per non appesantire il fisico con una distanza di circa 15-18 km. Non sembrano esserci tapasciate interessanti in programma per cui è probabile che farò un paio di giri del "Verde Pisello" qui a Buccinasco.
Fave e Massimo dovrebbero essersi ripresi dopo gli acciacchi per cui spero di non dover affrontare da solo l'ultima fatica pre-Maratona.
Ciao, Cor(r)o

martedì 14 aprile 2009

Pain is temporary, pride is forever...


Non me li ricordavo così, evidentemente mi ero scordato cosa si prova. E' pur vero che quelli che avevo sperimentato erano mitigati dall'euforia post-Maratona, ma ne avevo perso il ricordo.

A cosa mi sto riferendo? Beh, semplicemente ai dolori alle gambe dopo una corsa oltre i propri limiti del momento.

Ieri ho fortissimamente voluto correre oltre i 30 km. Era da Novembre che non arrivavo a questa distanza, ma avendo la ColleMar-athon fra 3 settimane non avevo altra scelta per spingermi così avanti. Sarà forse stato il percorso con tantissimi saliscendi, sarà forse l'effetto della carenza di abitudine alla distanza, insomma, oggi faccio fatica a mettere un piede davanti all'altro e scendere le scale è un supplizio vero...

31,5 km a circa 6'25"/km. Risultato pessimo se si considerano le ultime uscite (tranne l'ultima della Stramilano competitiva). Eccezionale se invece si pensa che dopo soli 15 km ero già stanco sia fisicamente sia mentalmente e che ho più volte pensato di fermarmi, tenendo duro non tanto con le gambe ma con la testa che continuava a mandare chiarissimi messaggi suggerendo a chiare lettere di porre fine al supplizio.

Non so se sia stato un allenamento per il fisico (speriamo) in chiave ColleMar-athon. Certamente lo è stato per la testa che ha dovuto sopportare almeno 1 ora di vera fatica e di sofferenza per giungere alla fine. Sono ormai anch'io d'accordo che per correre una Maratona bisogna allenare assiduamente sia il corpo sia la testa e ieri ho optato per la seconda soluzione.

Speriamo sia servita. Intanto Domenica 19/04 si va a Pavia per la StraTicino, ultimo lunghissimo (32 km) prima del 3 Maggio. Mi hanno detto che l'ambiente dovrebbe aiutare perché si corre per un lungo tratto sull'argine del fiume su terreni ben battuti e con un panorama molto vario e mai monotono.

Comincia a montare un po' di inquietudine per il 3 Maggio. Ormai è chiaro, sono ben distante dalla forma che avevo a Ottobre 2008 e devo cercare di far leva non tanto sulla preparazione fisica quanto su quella mentale. "Parti piano!!!" sarà il motto che dovrò ripetermi fino alla nausea. Poi, dopo i 30 km, si vedrà. Ammesso di arrivarci con ancora un po' di energie residue, vedremo se riuscirò a dare una piccola acceleratina.
OK, è tutto. Adesso farò fatica ad alzarmi dalla sedia, ma tanto "Pain is temporary..."
Ciao, Cor(r)o.

giovedì 9 aprile 2009

Countdowns...

Ragazzi, con tutti 'sti conti alla rovescia il rischio che si corre è quello di rincitrullire!
Eppure sono lì a segnare il passo, a darci il tempo e a ricordarci a quali imprese saremo chiamati nei prossimi mesi.
Cominciamo a guardarli, ma non per sentire il peso e l'ansia della prestazione che si avvicina inesorabilmente bensì per percepire il tempo che passa e ci porterà a correre in luoghi bellissimi e carichi di storia e di fascino non solo dal punto di vista artistico e paesaggistico ma anche se guardati dalla prospettiva di noi runner.

-23 alla ColleMar-athon!!!

Ciao, Cor(r)o.

mercoledì 8 aprile 2009

Up's & down's


E' proprio destino che questo sport, così impegnativo e faticoso per il fisico, sia tale anche dal punto di vista mentale e psicologico.

Ero reduce da una magnifica Mezza Maratona di Vigevano del 29/03 corsa con Massimo battendo il mio record di 4'30" in 1h54'51" (media 5'26"/km). A rendere ancor più significativo questo risultato il fatto che si fosse corsa sotto la pioggia battente dal primo all'ultimo metro e con un percorso in parte su strade sterrate e piene di pozzanghere e di fango.

Una settimana dopo, con il sole e sulle strade interamente asfaltate della Stramilano competitiva, sulla stessa distanza, cosa accade? Accade che una temperatura certamente non favorevole alla corsa e probabilmente un caffé macchiato preso 10 min prima di iniziare e piazzatosi sullo stomaco mi abbiano costretto a lasciar andare Fave, fermarmi dopo soli 9 km per camminare un po' e a proseguire una sofferenza durata in totale 2h14'33".

Come dire, dalle stelle alle stalle... Dalla sensazione di sentirsi quasi onnipotenti e di avere tutto il mondo sotto le scarpe da running al chiedersi se abbia senso continuare a soffrire così tanto come Domenica...

Questi sono i tipici alti e bassi di questo sport, che peraltro lo rendono magnifico.

Non si lotta solo contro la fatica fisica, ma anche contro la testa e la mente che a volte suggeriscono di lanciarsi in imprese leggendarie e solo qualche giorno dopo spingono per suggerire di fermarsi e di smettere...

Il non assecondare questi pensieri fa parte di quell'equilibrio mentale che credo sia uno dei più grandi benefici di questo e di tutti gli altri sport.

Cor(r)o.

PS: mancano solo 24 gg alla ColleMar-athon e, malgrado so che dovrò lottare contro la carenza di preparazione e la fatica, non vedo l'ora di correrla...

domenica 5 aprile 2009

Ecco la foto


Obiettivi dichiarati ieri centrati.
A testimonianza la foto a ricordo della partecipazione alla nostra prima Stramilano competitiva.
Il tempo, con il cronometro da fermare sotto le 2 ore, era probabilmente il terzo obiettivo che invece non è stato raggiunto.
Se può bastare come scusa, il caldo di questa mattina a Milano e quattro gocce di pioggia cadute verso le 10, hanno contribuito alla formazione di un clima umido tropicale che non aiutava certo a correre.
Noi ci abbiamo anche messo del nostro con un abbigliamento forse più adatto ad affrontare temperature polari ...
Ciao, alla prossima,
fave

sabato 4 aprile 2009

Ansia da debutto


Poche ore alla stramilano 2009.
E' vero, non è debutto, ma è debutto nel 2009.
Non è neanche la prima volta come a NY, ma è la prima volta in una mezza ufficiale.
Sono stati superati e dimenticati per tanti motivi i proclami della mezza fatta in meno di 1h42' (ma ci arriveremo ...)
Un po' di ansia c'è.
Basta a giustificarla una preparazione sommaria e una serie di acciacchi alle articolazioni che mi accompagnano da qualche mese?

I km di allenamento da inizio anno sono pochi; 165 di corsa, mai più di 15 consecutivi.
70 a nuoto e quindi molti di più che di corsa, fatte le debite proporzioni, tanto che le previsioni di pioggia per domani non mi turbano.
Anche qualche sporadico cross training con la bicicletta come ieri sera quando, preso veramente dall’ansia di debutto per domenica, ho lasciato a casa l’auto e sono andato al Centro Stramilano in Duomo (a ritirare il pettorale) e poi a casa della nonna (a ritirare la figlia) per complessivi 15 km o poco più.

Da quest'anno tengo una sorta di diario con descrizione degli allenamenti settimanali; solo una volta con 8 km a 5'47'' di media mi sono spinto sotto la soglia dei 6 min/km.
Mi fa quindi sorridere la tattica di gara che mi ha proposto in settimana Cor(r)o: "... Fave, direi di partire a 5'45'' e poi vediamo come butta ..."
Certo con solo due obiettivi dichiarati per la corsa, quello un po' snob di essere presenti alla Stramilano competitiva e non più a quella dei 50.000, e con l'altro, segreto, di scattare una nuova foto che possa sostituire quella del 2008 allegata, tutto può accadere.
Buona notte,

fave

domenica 15 marzo 2009

42@42 and beyond...

Ciao a tutti,

dopo 2 mesi dall'ultimo post eccomi di nuovo. Il tempo è sempre meno e l'alimentazione del blog è un po' scesa di priorità... Comunque, eccomi qua. Ora che fuori le temperature si fanno un po' più miti dopo questo lungo e incredibilmente rigido inverno, comincia a riaffiorare la voglia di uscire e di correre. Non che mi sia fermato, intendiamoci. Solo che da Gennaio in avanti sono uscito solo durante i week end e quindi mai più di un paio di volte a settimana e adesso, invece, occorre darsi da fare per arrivare preparati agli obiettivi del 2009, ormai - almeno per quanto mi riguarda - decisi.
Si va oltre, oltre il 2008 del debutto nella corsa e della New York City Marathon, della grande fatica per trasformarsi da sedentario a runner, delle sveglie di domenica alle 6 per non beccare il caldo, oltre il progetto 42@42 (che peraltro cambia il logo ma rimane inalterato nello spirito e negli scopi), oltre le tapasciate primaverili e quelle autunnali...
Si riparte da dove ci eravamo lasciati, con la voglia di rimettersi in discussione e di ripartire con altrettanto impegno e determinazione, decisi a raggiungere gli obiettivi 2009...

Quali? Cancellata per mancanza di preparazione e di allenamenti mirati la Maratona di Roma del 22/03, la vera stagione runneristica si aprirà con la Mezza di Vigevano il 29/03.

Da lì in avanti sarà un susseguirsi serrato di appuntamenti, di cui elenco i più importanti:

In mezzo tante tante tapasciate domenicali (già domenica scorsa abbiamo corso la prima della stagione a Gaggiano (21 km) e stamattina la seconda a Tavazzano (24 km).

Insomma, una stagione intensa e ricca di belle corse tra cui spiccano la ColleMar-athon, una 42 km tra le verdi colline marchigiane e il mare su strade che conosco bene e a pochi kilometri dal luogo dove sta un pezzo di cuore (Senigallia) e la Cortina-Dobbiaco, una splendida - a detta di chi l'ha corsa negli anni scorsi - 30 km immersa nelle Dolomiti.

Poi, da Settembre, il programma dice 3 maratone in 3 mesi. So che è molto ambizioso, vedremo se riuscirò a starci dentro. Confido nel fatto di potermi allenare bene durante l'estate, con un po' più di tempo a disposizione e condizioni meteo favorevoli.

Obiettivo neanche tanto sottaciuto, al di là di fare 4 Maratone in un anno, lo scendere sotto le 4 ore in una di queste: è un po' la vera prova del runner e ci voglio provare. Maratona candidata non la ColleMar-athon, dove arriverò non certo preparatissimo, ma la Maratona del Lago di Garda, dotata di un tracciato non proprio filante ma neanche difficile. Il periodo è ideale (27/09) perché il grande caldo dovrebbe essere terminato e spero di uscire dall'estate ben allenato e pronto all'impresa. Non dovessi riuscire lì, tenterò a Milano, dotata di un tracciato considerato "il più veloce d'Italia" perché privo di qualsiasi salita a parte i due cavalcavia di P.le Cuoco e P.le delle Milizie, peraltro brevi.

Per quanto riguarda la ColleMar-athon che si correrà a inizio Maggio l'obiettivo è arrivare in fondo senza grandi traumi: ho voglia di correrla perché si disputa sulle belle strade dell'entroterra marchigiano e passa in luoghi che conosco bene perché a due passi da Senigallia. Parte da Barchi, uno splendido paesino rimasto com'era nel Medioevo, dotato di una cinta muraria da cui si può osservare un bellissimo panorama che nei giorni limpidi comprende il mare, situato a circa 30 km. La partenza è a circa 350 metri s.l.m. ma il percorso si snoda tra i caratteristici saliscendi collinari marchigiani e transita a Mondavio, bellissimo paese/castello arroccato su una collina e poi a Orciano, S. Giorgio, Piagge, Cerasa, S. Costanzo per arrivare poi a Fano proprio al porto. Il percorso è difficile: è vero che il dislivello assoluto è di 350 metri in discesa, ma è pieno di saliscendi che rompono il fiato e le gambe. Va beh, ci voglio provare, è troppo l'affetto per quei luoghi per cui voglio a tutti i costi esserci; tra l'altro è la Maratona su cui si disputa il Campionato Italiano per gli Ingegneri, gli Architetti e i Geometri e quindi c'è una ragione in più per esserci. Non arriverò preparatissimo, ma non importa: obiettivo arrivare in fondo correndo senza subire grandi traumi se non, ovviamente, la stanchezza e il mal di gambe, tipici del dopo-Maratona.

Se per qualche ragione non dovessi riuscire a correrla, c'è la possibilità di "sostituirla" con la Night Marathon di Jesolo del 23/05, curiosa perché si corre in notturna con partenza alle ore 20.

Ok, mi sembra di aver detto tutto per il momento.

A presto, come al solito di corsa.

Ciao, Cor(r)o.

venerdì 2 gennaio 2009

Nuovo anno, nuovi obiettivi...


Innanzitutto Buon Anno a tutti!!!

Abbiamo abbandonato il ns. blog per un po' ma adesso vorremmo iniziare a rialimentarlo.

Il 2008 si è concluso e ha portato con sé un grande numero di esperienze e di ricordi - a cominciare dalla New York City Marathon del 2 Novembre.

Ma il 2009 è appena iniziato e con esso anche la volontà di fare progetti relativi alla corsa.

Proprio ieri siamo usciti con Giò e Massimo per una corsetta da 12 km alle 5 del pomeriggio, con una temperatura esterna intorno agli 0 °C. Un gran freddo ma anche bellissime sensazioni per una corsa svoltasi tra via Gallarate, il Monte Stella e il Parco di Trenno. Volevamo iniziare il 2009 con una corsa che fosse di buon auspicio per il nuovo anno. Così è stato, siamo andati tranquilli e abbiamo anche percorso un tratto all'interno di Trenno dove per il buio e la foschia la visibilità era davvero scarsa e ci faceva correre "alla cieca" senza avere una meta precisa. Bella corsa davvero!


E il 2009? Beh, ancora non ci siamo davvero accordati: diciamo che le tappe condivise e sulle quali siamo già d'accordo sono la Stramilano competitiva (Mezza Maratona) del 5 Aprile e molto probabilmente di nuovo la Milano City Marathon del 22 Novembre. Per il resto stiamo ancora discutendo con sul tavolo le seguenti proposte:


  • Maratona di Roma del 22 Marzo - caldeggiata da me

  • Cortina d'Ampezzo-Dobbiaco del 31 Maggio - caldeggiata da Fave e da me

  • una Maratona di inizio Autunno (Venezia?)

Credo che per la maratona di Roma - ammesso di decidere di partecipare - sarò da solo: cade in un momento non particolarmente favorevole, che presuppone una preparazione invernale e per affrontarla con i giusti allenamenti, avendo nelle gambe il fondo giusto e avendo macinato i km necessari bisognerà iniziare con le vere sedute di allenamento non oltre metà Gennaio, cosa certamente non facile per il freddo, il poco tempo a disposizione, etc..


Per quanto riguarda la Stramilano Fave preme per darci come obiettivo di tempo finale 1h42', un po' per richiamare il progetto 42@42 e un po' per darci un target davvero molto impegnativo: significa infatti correre i 21,1 km del percorso a una media di 4'50"/km, cosa che in questo momento considero assolutamente fuori dalla mia portata.


E' altresì chiaro che Stramilano in 1h 42' e Maratona di Roma sono due obiettivi incompatibili per le due diversissime preparazioni che occorrerà impostare. Comunque staremo a vedere.


OK, mi interessava solo rialimentare con un post il blog: per il momento è tutto.


Auguro a tutti un 2009 brillante sotto ogni profilo e sempre più "DI CORSA"...


Ciao, Ste.

lunedì 24 novembre 2008

E sono 2...!


Eccomi qui a raccontare la Milano City Marathon di ieri.

Inizio subito col tempo: 4h18'46", circa 2 minuti in meno rispetto al tempo di New York.

Un successo, dunque: certamente sì, per me il successo è quello di finire la Maratona che, ormai ho imparato, non è affatto uno scherzo. In termini di tempo finale, invece, probabilmente avrei potuto fare di più, ma tant'è...

Fino al 25 km viaggiavo come un treno, a media ben sotto quella che mi ero dato per concludere:
  • 57'00" ai 10 km (media 5'42"/km)
  • 1h 59'16" alla Mezza (media 5'38"/km)
  • 2h51'49" ai 30 km (media 5'43"/km)

Ero lanciatissimo e stavo bene e addirittura nel retrocervello avevo anche un pensierino di chiudere sotto le 4h.

Ricontrollando i parziali del Garmin ho fatto un tratto (tra il 10° e il 18° km) a 5'30"/km ma "in scioltezza", senza nessun problema. Ma evidentemente lì mi sono "spremuto" troppo e l'ho pagata dopo.

E poi? E' successo che in tutto il tratto a partire dal 20° km, quando il percorso si è riimmesso sulla circolare (viale Tibaldi), e fino al 32° km compreso, spirava un vento gelido contrario alla direzione di marcia e intorno al 28° km ho iniziato a sentire crampi allo stomaco (probabilmente per il freddo) e le gambe che, piano piano, spingevano sempre meno. Ho cercato di mantenere una velocità intorno ai 6'/km ma progressivamente ho dovuto rallentare e ho corso gli ultimi 12 km in 1h27', tempo che neanche quando ho iniziato a fare 12 km di seguito (in Aprile di quest'anno) ho mai fatto.

In particolare gli ultimi 6 km sono stati una vera sofferenza: le gambe non ne volevano più sapere di andare e il cervello cercava ogni appiglio per suggerire un dignitoso ritiro. Ho dovuto fare appello a non so quali energie mentali per automotivarmi a non mollare e ad arrivare in fondo, anche quando mi si è parato davanti il tratto rettilineo di C.so Sempione che mi ha ricordato le vecchie Stramilano, quando pareva che quel rettilineo non dovesse mai terminare...

Sono comunque molto soddisfatto: correre 2 Maratone in 3 settimane è una cosa che non pensavo di poter chiedere alle mie povere gambe e poi, nonostante tutto, sono sceso sotto il tempo di NY e quindi un piccolo miglioramento c'è stato.

Credo di aver capito anche il motivo della stanchezza dal 30° in avanti: sono partito troppo forte e alla fine l'ho pagata. La prossima volta devo impormi di partire più lento e di finire in progressione, come ho fatto alla Milano-Pavia di Settembre: lì ero partito a 6'/km e avevo viaggiato a 5'55" fino ai 25 km per poi scendere a 5'45" dal 25° al 30° e a 5'35" negli ultimi 3 km ma con grande naturalezza malgrado i km fossero comunque molti (33).

Già, la prossima volta... Non so ancora quali saranno gli obiettivi del 2009, dobbiamo ancora discuterne con Fave, Goby, Massimo, Giò e chiunque vorrà aggregarsi.

Devo dire che per il fascino della città non mi spiacerebbe correre la Maratona di Roma il 22 Marzo, ma voglio avere un calendario completo delle gare del 2009 per poter decidere.

Per il momento posso affermare che il 2008, corsisticamente parlando, si chiude qui. E' stato un anno speso molto a correre e anche costato molta molta fatica fisica e mentale. Adesso è necessario un periodo di riposo e di scarico. Ciò non significa che smetterò completamente di correre, ma voglio farlo con maggior equilibrio e senza la "foga" che ha caratterizzato gli ultimi mesi. Un paio di uscite a settimana (una durante il week-end e una il mercoledì o il giovedì) mi consentiranno di non perdere la forma ma anche di non forzare e di ripresentarmi all'inizio della nuova stagione senza dover ricominciare tutto daccapo.

Continuate a seguirci sul blog: proseguiremo comunque il nostro viaggio DI CORSA...

Ciao, Stefano.

sabato 22 novembre 2008

Cor(r)i Cor(r)o anche per noi domenica

Passo questa mano ...

Confesso che domenica scorsa, dopo 2 settimane di stop anche a causa di qualche acciacco articolare, sono uscito la mattina presto per una corsetta in centro.
Una decina di km a ritmo tranquillo, 6min/km di media, con il non dichiarato obiettivo di testare la condizione generale a una settimana dalla maratona di Milano e, magari, tornare a casa con l’asso nella manica da giocare con una iscrizione dell’ultimo minuto…

Durante la corsa ho avvertito un po’ di fastidio alla caviglia che però ho associato a ruggine residua ancora da smaltire.
Invece sia nel pomeriggio che soprattutto in questi giorni, ho avuto qualche problema a camminare e guidare per una infiammazione al tendine d’achille della gamba sinistra.

Non sono un medico, ma credo di aver imparato ad ascoltare i segnali del mio corpo.

Il riposo sarà necessario, anche se spero per un breve periodo, e il ghiaccio e l'arnica medicine quotidiane per qualche tempo.
Credo quindi di poter affermare che la mia stagione 2008 si è conclusa con la maratona di NY.

Adesso è tempo di studiare il calendario 2009, decidere cosa fare a 43 anni, da grandi, e programmare insieme al gruppo, che spero cresca di numero, l’attività per l’anno prossimo.
Per quanto riguarda NY non sono mai riuscito a postare un vero commento dopo la maratona, vuoi per pigrizia o forse perché tutte le volte che ho iniziato a scrivere qualcosa, mi sono perso a ricordare quei momenti ad occhi aperti.
Il post di Cor(r)o, peraltro, meglio non poteva descrivere la "nostra" maratona, dalla sveglia alle 5 fino al rientro a tarda sera in albergo.
Se posso aggiungere qualcosa di personale, invece, il ricordo più forte è quello di aver corso tutti i 42 km con la sensazione di essere invincibile e la convinzione che lo scorso 2 novembre niente e nessuno avrebbe potuto fermarmi daVerrazzano a Central Park.

Dopo i primi 15-20 km poi, complice il fatto di essere partiti con l'utima ondata e di avere più o meno quarantamila persone davanti, ho corso con la sensazione di fare un percorso ad ostacoli o uno slalom verso il traguardo, dove gli ostacoli o i paletti da superare erano tutti quelli che mi correvano davanti.
Forse, nel delirio di onnipotenza che mi stava possedendo, ho visto veramente cartelli come quello della foto sotto e non mi sono solo sognato di incontrarli lungo la strada grazie allo straordinario incitamento della folla ai bordi delle strade, incessante dal primo all'ultimo metro della maratona.
Chi come Cor(r)o mi ha poi visto all'arrivo a Central Park, può a ragione ricordare come una banalissima bottiglietta di Gatorade ghiacciato, bevuta tutta d'un fiato dopo il traguardo, mi abbia riportato con i piedi per terra e alla mia condizione di uomo normale e quindi vulnerabile.
Ci vediamo domenica mattina per le strade di Milano a tifare Cor(r)o.
Tutti presenti, a parte Gobi, unico assente giustificato perché deve postare.
Ciao, fave.

giovedì 13 novembre 2008

La nuova sfida...


E' fatta! Dopo un po' di riflessioni e di ripensamenti, stasera ho preso una decisione e mi sono iscritto. A cosa? Beh, avevo parlato di nuove sfide, di nuovi obiettivi e in effetti ci ho pensato un po' su, soprattutto perché mi toccherà farla da solo, ma l'aver recuperato completamente lo sforzo di New York (o almeno così mi sembra!) mi ha convinto a "osare"...

Per chi non l'avesse ancora capito, sto parlando della MILANO CITY MARATHON di Domenica 23 Novembre 2008. Mi sono iscritto stasera. Amen.

Adesso devo non mollare nei 10 giorni mancanti e continuare la tabella di allenamento che avevo seguito per la Maratona di New York che, a questo punto, sarà servita anche come "lungo" in preparazione a Milano.

La dovrò correre da solo perché Goby aveva già dichiarato di non essere interessato e Fave, dopo i problemi articolari al ginocchio e alla caviglia che ha avuto nei giorni successivi a New York, ha ritenuto più prudente non rischiare e sta mantenendo la forma non correndo ma con le sue solite 100 vasche in piscina in pausa pranzo.

Non so come sarà correre da solo per più di 4 ore, ovviamente non l'ho mai fatto; chi corre sa che facendolo in compagnia si percepisce il 30% di fatica in meno e a Milano non ci sarà neanche tutta la folla a incitare che c'era a New York, anzi! Chi ha corso la maratona d Milano negli anni scorsi mi ha detto di aver assistito a litigi di vigili con automobilisti inc...ati come bestie per il fatto che il traffico viene interrotto e addirittura scene di persone che inveivano contro i partecipanti per essere stati bloccati nella propria auto senza poter attraversare il percorso. Altro che New York...!

Comunque cosa fatta capo ha. E ormai ho versato il contributo di iscrizione (40 €) e non mi tiro più indietro.

Correrò con l'unico obiettivo di abbassare il tempo di New York (4h20'26") e, possibilmente, scendere sotto il tempo di 4h13'10" che corrispondono a 6'/km di media: il tracciato filante di Milano - la Maratona più veloce d'Italia - dovrebbe aiutare. Non ci saranno nè il Verrazzano Bridge (la partenza è in Piazza Castello) né il Queensboro Bridge: le uniche salite del percorso dovrebbero essere quella del cavalcavia da P.le Cuoco a P.le Bologna e quella del ponte delle Milizie, che certamente non hanno nulla a che vedere con quelle della Grande Mela.

Dopo Milano ci siamo già ripromessi con Fave, Goby, Massimo e un redivivo Giò di darci gli obiettivi 2009, che sceglieremo tra gli appuntamenti di spicco come la Maratona di Roma il 22 Marzo, la Stramilano (Mezza Maratona) il 5 Aprile, la Maratona di Venezia a fine Ottobre e quella di Firenze a fine Novembre.

Dovremo riformulare il nome del progetto (non più 42@42 ma qualcos'altro...) ma certamente ripartiremo con nuova carica e nuovo entusiasmo.

Per il momento è tutto. All'avvicinarsi di Domenica 23 Novembre fornirò altri dettagli e certamente posterò un resoconto della mia seconda 42 km.

Ciao, Stefano.

domenica 9 novembre 2008

La cronaca dei 42 km della NYC Marathon


L'avevo promesso e, come si suol dire, ogni promessa è debito: eccomi qui dunque a raccontare qualche dettaglio in più della corsa di Domenica. Sono passati 7 giorni e ora, con un po' più di serenità e di tranquillità, si possono tirare un po' di somme e fare un bilancio "tecnico" della trasferta newyorkese.


Che era cominciata, come avete letto in un post di qualche giorno fa, con alcune ambizioni: "M'affascina il 3 davanti al tempo finale", "Dopo 10 km valuterò come sto e deciderò su che ritmi impostare la restante parte di gara"... Balle, tutte balle.


Si parte pensando di poter gestire la gara come se fosse perfettamente controllabile, ma si scopre sulla propria pelle che la prima maratona non puoi gestirla per niente perché ci sono fattori che vanno oltre le proprie possibilità di controllo. Quali?


Beh, innanzitutto la tensione. Eravamo a New York per correre la prima Maratona della nostra vita e avevamo caricato l'appuntamento di aspettative e attese notevoli: io mi sono scoperto una tensione particolare dovuta alla paura di non farcela, di fallire qualcosa o che qualcosa potesse andare storto. Ricordo addirittura che la mattina della gara, uscendo dalla stanza dell'hotel, ho messo male il piede sul gradino in discesa che separava la nostra stanza dal corridoio e ho rischiato di subire una distorsione. Non mi sono fatto nulla, ma il pensiero mi è rimasto in testa per più di un'ora, cosa che in condizioni normali non sarebbe mai successo.


Poi la carica emotiva. Sei a New York per correre la prima Maratona della tua vita e vuoi non avere un po' di gambe molli per l'emozione? La notte prima della gara ho dormito solo 3 ore non perché non ce ne sia stato il tempo, ma perché ho impiegato quasi 3 ore ad addormentarmi.


Infine la stanchezza. Come ho detto a qualcuno prima di partire, ero molto stanco mentalmente per una concomitanza di un periodo lavorativo non facile e di un momento in cui stavo vivendo la corsa non come un piacere, ma come un compito da assolvere in prospettiva NY, cosa che non mi ha aiutato a partire sereno e motivato. In più c'era la stanchezza fisica dovuta ai preparativi per la partenza e ai due giorni precedenti in cui si è dormito poco anche a causa del jet lag.


Inoltre, per quanto si possa in qualche modo impostare un ritmo in linea con le proprie aspettative, ci sono poi fattori che non avevo considerato con la sufficiente attenzione e che avevo, in definitiva, sottovalutato.


  1. La lunghezza del percorso: può sembrare paradossale, ma non lo è. Affrontavo 42 km per la prima volta, avendo fatto diversi allenamenti tra 33 e 36 km ma mai avendo raggiunto quella distanza. C'era quindi un po' di inquietudine nel non sapere come avrei reagito oltre la distanza raggiunta in allenamento e oltre il "fatidico muro dei 30 km" dove, anche a detta del Dr. Speciani che ci aveva intrattenuto durante il briefing tecnico del giorno prima, si esauriscono le scorte di glicogeno (gli zuccheri immagazzinati nei muscoli) e occorre quindi far ricorso alle scorte di grassi.


  2. La durezza del percorso: Speciani l'aveva detto il giorno prima e l'avevo anche letto più volte su diversi siti web, ma evidentemente non con la necessaria attenzione. "New York è una maratona durissima perché è praticamente tutta in salita". Per quanto questa affermazione sia un'esagerazione, occorre dire che le salite ammontano a più di 10 km di percorso e non altrettanti sono le discese. Si parte in salita per 1,6 km (Verrazzano Bridge) e si devono poi affrontare altri 4 ponti/cavalcavia tra cui il più duro è decisamente il Queensboro (al 26° km) con una salita di 1,5 km che sembra interminabile a causa del fatto che si corre sulla carreggiata coperta e il tetto crea una prospettiva distorta della pendenza del percorso. Ma non è finita: la 1st Avenue (dal 27° al 33° km) è un continuo saliscendi mentre il tratto di 5th Avenue che si percorre prima di entrare in Central Park (dal km 34 al 38) è in leggera ma costante salita. Insomma, non è certo una maratona "filante".

  3. Il contesto del percorso: New York è famosa non solo per il fatto che si svolge in una delle città turisticamene più ambite al mondo, ma perché lo straordinario contorno di pubblico e il folklore che si incontrano per le strade ti distraggono e non ti permettono di concentrarti sulla gara e sull'obiettivo di tempo che hai in testa.

Insomma, col senno di poi le mie aspettative erano un tantino esagerate.


Detto questo, ecco una cronaca della giornata e della gara.

Sveglia alle 4,30, colazione in stanza a base di marmellata, bagel, barrette energetiche, banane, etc.. Vestizione accurata e preparazione di tutti gli accessori (macchine fotografiche, videocamere, tabelle, etc.). Il pullman del Tour Operator è arrivato alle 5,45 e ci ha depositati a Fort Wadsworth alle 6,20. Temperatura polare, vento gelido che spirava dall'Atlantico e quindi, dopo esserci ambientati, ci siamo infilati le tute in Tyvek gentilmente procurate da Goby. Alle 9,30, dopo aver depositato i nostri sacchi sui camioncini dell'organizzazione, abbiamo iniziato a scaldarci e a fare un po' di stretching. Il sole, nel frattempo, aveva fatto capolino, ma la temperatura rimaneva molto bassa. Ci siamo quindi tenuti degli indumenti per proteggerci dal freddo sapendo che li avremmo gettati dopo la partenza.


Partenza alle 10,20 nella Wave 3 ma abbiamo varcato la linea di partenza circa 12 min. dopo. Avevo nella tasca del marsupio in cui tenevo anche la videocamera e il cellulare un foglietto piegato con la tabella dei passaggi ai singoli km per raggiungere il tempo di 4 ore in cui avevo impostato il 1° km a 6'20"/km (salita del Verrazzano) e i successivi 2 a 6'00"/km. Fino al 9° km il passo doveva essere 5'50"/km, dal 10° al 24° 5'45"/km per poi scendere a 5'40" fino al 35° e a 5'30" dal km 36 al 40 con uno sprint finale di 2 km a circa 5'15".


Primi km in media. Dopo aver "mollato" già sul Verrazzano Roby che voleva impostare la maratona ai suoi (particolari) ritmi, Fave e io passiamo i 5 km in 30'05", 15 s sopra l'obiettivo e i 10 km in 59'25" contro i 58'50" del piano. Il ritmo era comunque buono, intorno ai 5'50"/km ma sopra il passo pianificato. Ai 20 km avevamo 2'20" di ritardo rispetto al piano ma personalmente stavo bene e non stavo soffrendo. Il passaggio alla mezza avviene su un ponte con una salita lunga circa 800 m ma molto secca e difficile perché le gambe cominciano a risentire dei km già percorsi. A quel punto il ritardo sulla tabella delle 4h era di 3'05". Malgrado mi stessi rendendo conto del fatto che l'obiettivo stava allontanandosi, stavo bene e contavo di poter accelerare nel finale e recuperare il ritardo accumulato che ai 25 km era salito a 4'.


Lo spettacolo intorno era quanto di meglio si potesse desiderare: fin dalla fine del Verrazzano Bridge, entrando a Brooklyn, avevamo capito cosa voglia dire la Maratona di NY e perché sia così famosa: il bordo delle strade brulicava di gente assiepata sui marciapiedi e pronta a incitare i partecipanti urlandone il nome, dando high five, offrendo da mangiare e da bere, oppure semplicemente applaudendo e urlando "Go, runners, go!!!". Fino al 25° km ho contato più di 100 band che suonavano per strada, dal gruppo heavy-metal al coro gospel passando per i rapper o gli hip-hopper e i cantanti folk che, con la loro chitarra, si esibivano sul bordo della strada con sistemi di amplificazione improvvisati.


Una menzione a parte meritano i bambini: numerosissimi, coloratissimi, sorridenti, pronti a urlare il nome o a dare il 5 in sequenza ai maratoneti che passavano sul bordo della strada. Davvero uno spettacolo nello spettacolo.


La cosa curiosa è che, attraversando Brooklyn e il Queens da Sud a Nord lungo la 4th Avenue (lunga circa 9 km), si incontrano quartieri popolati da comunità etniche diverse: prima gli afro-americani, poi gli ispano-americani, poi quelli che apparivano come europei (probabilmente irlandesi e italiani), tutti festanti e urlanti, poi gli ebrei-ortodossi nel loro quartiere dove invece non c'era nessuno ai bordi delle strade e dove regnava, in totale contrasto con una o due street prima, un totale silenzio.


Intorno al 26° km penso di poter collocare la svolta: avevo portato con me la videocamera e il cellulare che avevo messo dentro il marsupio perché volevo fare ogni tanto delle riprese. E in effetti avevo filmato qualcosa sia in partenza sia in un altro paio di occasioni. Al passaggio alla Mezza mi ero accorto che la batteria mi aveva abbandonato e avevo quindi deciso di non utilizzare la videocamera se non fino all'arrivo, ammesso che la batteria, come a volte succede, avesse recuperato un barlume di carica. Per non avere fastidio avevo girato il marsupio sulla schiena e l'avevo serrato notevolmente per non sentirlo sballottare, ma evidentemente l'avevo tirato troppo. All'uscita dal Queensboro (km 26) ho cominciato a sentire un po' di dolori di pancia che diventavano sempre più persistenti e fastidiosi. Ero disturbato dal fatto di non riuscire a trovare una soluzione: se allentavo il marsupio mi dava fastidio il suo sballonzolare, se lo tiravo sentivo i dolori alla pancia... Insomma, questo fastidio unito al fatto che la 1st Avenue con i suoi 8 km mi si parava davanti a perdita d'occhio mi hanno fatto venir paura di non farcela e le gambe, evidentemente, non hanno più risposto come avrebbero dovuto... Ho cominciato a sentire freddo e a percepire che le gambe non spingevano più come prima e ho dovuto rallentare per non rischiare di uscire in anticipo.


Ho detto a Fave di andare: stava bene, continuava a prendermi qualche secondo e facevo fatica a tenere il suo ritmo. Ci siamo salutati intorno al km 29, sulla 1st Avenue. L'ho visto scomparire tra la folla che correva davanti a me e, in quel momento, l'ho un po' invidiato...


Ho proseguito a ritmo più lento, intorno ai 6'30"/km: la 1st Avenue, interminabile con i suoi 8 km complessivi, ha lasciato il posto a un ulteriore ponte (il Willis Bridge) che immette nel Bronx, dove la Maratona transita velocemente, per meno di 2 km, quasi a voler evitare il quartiere che, più degli altri, gode di una fama non proprio rispettabile.


Dopo il Bronx e le sue comunità afro- e ispano-americane (anche qui festanti e urlanti), il percorso, dopo un altro ponte, rientra a Manhattan, ultimo borough della corsa. E lo fa dalla porta principale: ci si immette subito sulla 5th Avenue, nel suo tratto iniziale che transita ad Harlem. Sapevo che non l'avremmo più lasciata, ma non sospettavo che potesse essere così dura: prima di immettersi in Central Park per gli ultimi 3,5 km, il percorso è di circa 5 km tutto sulla 5th Avenue, e tutto in salita. Non è una salita ripida, ma essendo costante e continua e venendo dopo 35 km, spacca davvero le gambe, già ormai provate per lo sforzo precedente.


Ho davvero dovuto far ricorso a tutte le energie mentali disponibili per cercare di non pensare ai km mancanti e lasciandomi invece cullare dallo spettacolo di gente che ancora, imperterrita, urlava il nome dei partecipanti: "Go, Stefàno, go!!!" "You're looking good!!!" "Stefàno, you almost did it!!!" e così via, in un incessante frastuono fatto di urla, di musica...


Gli ultimi 3,5 km sono invece quasi completamente all'interno di Central Park, dove si entra attraverso un ingresso dal nome familiare, Engineers' Gate. Da lì in avanti il percorso è un continuo saliscendi dovuto alle formazioni di scisto che spesso affiorano in superficie e la folla diventa sempre più vociante e sempre più urla frasi del tipo "Stefàno, only 2 miles left from the glory!!!" "Stefàno, don't give up now!!!" (e chi molla? non ci penso neppure...!).


L'uscita su Central Park South (59th street) è la conferma che ormai si è arrivati: a quel punto manca solo 1 km e mezzo e l'arrivo è solo questione di minuti. Ho mantenuto un ritmo costante intorno ai 6'30"/km che mi dava sicurezza e mi sono ributtato nell'ultimo pezzo di Central Park entrandovi da Columbus Circle, dove tra l'altro c'era uno schermo gigante che riprendeva la parata multicolore dei partecipanti.


Il passaggio al miglio 26, circa 300 m dall'arrivo, non me lo ricordo: evidentemente la mia mente era ormai così proiettata all'arrivo che non mi sono accorto dell'enorme striscione arancione appeso al di sopra delle nostre teste.


L'arrivo è l'apoteosi: sono passato dall'arcata centrale, dove ho anche dato un 5 fortissimo a un addetto dell'organizzazione che stazionava a pochi metri dal traguardo.


Subito dopo l'arrivo a braccia alzate sono scoppiato a piangere come un bambino: probabilmente la tensione unita alla stanchezza, al fatto di essere finalmente arrivato dopo tanta fatica e al fatto di aver visto tante volte in foto quel posto dove in quel momento ero hanno giocato un brutto scherzo...


Dopo alcuni metri dall'arrivo ti mettono al collo la medaglia non facendoti mancare un incoraggiamento: "Good job, congratulations!" e poi, in rapida successione, ti consegnano la mitica coperta di alluminio che dovrebbe proteggere dal freddo ma che in realtà non serve quasi a nulla. Successivamente vieni rifocillato a base di Gatorade e di barrette energetiche Snickers. Poi, lentamente e sempre camminando, ci si dirige verso il camioncino dove, prima della partenza, si è depositato il proprio sacco degli indumenti. Il mio era stato trasportato, insieme a quelli dei pettorali da 48.000 a 48.999, su un camioncino che sostava a circa 2 km dopo l'arrivo.


Dopo circa 5 minuti dall'arrivo ho sentito una voce familiare "Coro...": era Fave che, arrivato 12 min prima di me, si era fermato lungo le transenne dopo la finish line. "Coro, cazzarola come sto male, ho bevuto un Gatorade freddo che mi ha schiantato lo stomaco...". Era effettivamente pallido e non particolarmente in forma. Ci siamo abbracciati e poi incamminati insieme verso i camioncini. L'ho visto riprendersi pian piano e ci siamo lasciati davanti al mio camioncino (il suo era 1 km più avanti...)


Sudato, infreddolito perché a Central Park il sole era già tramontato a causa degli alti edifici intorno, sono arrivato al camioncino che già battevo i denti. Lì una sosta interminabile di circa 40 minuti perché i sacchi erano inspiegabilmete stati mischiati e non erano più in ordine, unica pecca in un'organizzazione per il resto perfetta.


Se non ho preso una broncopolmonite in quel momento non la prendo mai più: avevo un freddo cane, battevo i denti come se fossi stato nudo al Polo Nord, ero stanco, non vedevo l'ora di coprirmi...


Il resto è cronaca del dopo: ho chiamato casa dove sapevano già tutto avendo attivato il sistema Fan Alert e dove mi ha risposto Sara che urlava come una matta...


Poi abbiamo aspettato Roby che è arrivato circa un'ora dopo di me e, dopo aver restituito il chip all'organizzazione, siamo usciti da Central Park per andare a prendere il pullman del Tour Operator che sostava all'altezza dell'81a strada, a circa 4 km dall'arrivo...


Poiché il nostro programma di viaggio era quello da "pezzenti" non prevedeva il rientro in albergo col pullman. Arrivati davanti al Roosevelt Hotel dove sono scesi tutti gli altri, da bravi Italiani abbiamo tentato di convincere l'autista a portarci in hotel per non dover prendere la metropolitana. "No way, you have to get off here!" è stata la sua seccata risposta... Siamo quindi andati a prendere la metropolitana alla Grand Central Station dove chiunque ci incontrava, vedendoci la medaglia al collo, ci faceva i complimenti dandoci anche una pacca sulla spalla: "Good job! Congratulations! How many miles did you run? 26? Oh my God, what a run...!!!" e così via in un susseguirsi di brevi conversazioni di questo tipo.


Siamo arrivati in hotel che erano le 18,30 e ci siamo subito buttati sul letto perché le gambe cominciavano a irrigidirsi. Abbiamo però rinunciato alla tentazione di piombare subito a dormire e, dopo aver fatto la doccia, siamo usciti e abbiamo terminato la giornata in un Burger King sulla 34th street, dove ci siamo sparati un Double Hopper che faceva paura tanto era grosso e pesante...


Beh, ritengo di aver scritto abbastanza: in realtà non l'ho fatto solo per chi poi si dovesse trovare a leggere la cronaca, l'ho fatto anche per me, per avere la possibilità di ripescare i ricordi dalla memoria fra qualche tempo. Rimarranno qui sul blog, scritti a imperitura memoria e chissà che un giorno non ci ritroveremo a rivivere un'altra NYC Marathon e questa cronaca non ci possa servire...


Scusate per la lunghezza del post, d'altronde ncessaria per raccontare anche solo una minima parte delle emozioni vissute.


A presto, con altre sfide.


Ciao, Stefano.



mercoledì 5 novembre 2008

Vai a postare!

Vai a postare!
Vai a postare!
Vai a postare!
Non avete idea di quante volte Ste e Fave mi hanno ripetuto, sera e mattina con accademica regolarità, questo invito/minaccia/ammonimento.
Vai a postare!

E io indisciplinatamente mi sono ostinato a mantenere il mio silenzio radio. Anche complice il fatto che il PC era costantemente occupato dai miei soci e che aspettare il mio turno in tarda nottata dopo una giornata di cammino/corsa a NY non era proprio nelle mie corde.

Ora che è tutto finito, che sono davanti al PC di casa con sottofondo "The Lamb lies down on Broadway", vorrei essere capace di riassumere tutte le emozioni che questo viaggio mi ha dato e so già che non ne sarò capace.
E mi è improvvisamente venuta la voglia di raccontare quanto ho vissuto, forse anche per rivivere ogni singolo momento di questo straordinario viaggio.
Ho scattato centinaia di foto che mi aiuteranno in questo: spaziano dal macro al micro, dall’Empire State Building al cartello stradale, dalla tavolozza di verdi e rossi di Central Park alla colonna della fermata della metropolitana più scalcinata. Ora il riguardarle, però, mi fa venire solo tanto magone per l’avventura conclusa.

Innanzitutto la maratona: la mia preparazione tecnica non era certo quella dei miei compagni di avventura. Forse per questo mi sono avvicinato al viaggio con un fervore e un entusiasmo un po' offuscato…
Ma vi assicuro che non per questo le emozioni sono state meno intense.
Ora, passato il dolore alle gambe, vorrei riviverla minuto per minuto questa maratona per quanto è stata totalizzante. L’averla corsa “in solitaria” ha reso tutto forse più faticoso ma anche più intenso.

I ricordi più vividi?
Il vento freddo dell'alba a Staten Island, il Ponte di Verrazzano corso guardando verso l'alto i pilastri e i tiranti, la gente ai lati delle strade nel Queens che urla "Roberto keep running, you can do it!", "Go Roberto, gooo!", l'asfalto ai ristori reso appiccicoso dal Gatorade, i cartelli "Pain is temporary, pride is forever", il quartiere di Brooklyn degli ebrei ortodossi, il gelido ponte di Queensboro, l’interminabile 1st avenue…
Potrei continuare all’infinito, tanti sono i ricordi impressi nella mente.

Ma anche i giorni precedenti e successivi sono stati bellissimi.
Ho avuto l’onore di avere due compagni di viaggio “ideali” con cui si è condiviso tutto, senza imporre scelte o decisioni, accordandosi da cosa andare a vedere al locale in cui mangiare un boccone.
Grazie a Ste e Fave per aver reso questa maratona e questa vacanza ancora più indimenticabile. Siete stati grandi!

Ecco, ci sarebbero tante altre cose da dire, ma il fuso orario comincia a far un po’ arrugginire la scrittura e domani mi aspetta una lunga giornata di lavoro.
Buona notte ragazzi, mi mancherà il dovervi chiamare alle 2 di notte per dirvi di cambiarvi e andare a letto o lo svegliarvi in metropolitana per evitare di farvi scendere al capolinea di Coney Island!
Adesso tocca voi “ANDARE A POSTARE”!

martedì 4 novembre 2008

Come abbiamo fatto a far tornare il sorriso in faccia a Cor(r)o




Ho corso spalla a spalla con cor(r)o per quasi 30 km e ho visto la sua faccia sorridente in diretta dopo 42.195 metri fatti tutti cor(r)endo.

Ieri poi, insieme a Gobi, lo abbiamo accompagnato a pagare il prezzo di questa magnifica avventura, da Tiffany, in 5th Avenue.

Cor(r)o sapeva sin dalla partenza che la merce di scambio per correre la maratona più bella del mondo l'avrebbe dovuta acquistare proprio lì ...

Bene, quella faccia sorridente che non lo ha mai abbandonato durante la corsa ha lasciato spazio a quella della foto sopra; abbiamo cercato in tutti i modi di farlo sorridere "Cheese!", "Formaggio!" e pernacchie varie non sono servite a niente.
La seconda foto serve solo per fare capire a tutti come siamo riusciti a farlo riprendere.
Ciao a tutti, fave.

Time to go back home...


Eccoci per l'ultimo post da NY.

Ieri giornata di giri turistici e acquisti: la salita sull'Empire State Building, Macy's, la Fifth Avenue, Times Square, etc..
Grandissima l'emozione dell'acquisto del New York Times dove, all'interno dell'inserto sulla Maratona abbiamo trovato pubblicati i nostri nomi, il tempo finale e la posizione in classifica generale (per quanto conta).

Sensazioni fisiche: gambe simili a due barre di legno massello che facevano male anche solo scendendo degli scalini e la testa un po' ovattata dalla stanchezza e dal jet lag non ancora assorbito del tutto.

Con un po' più di lucidità e di calma sarebbe anche ora di raccontare qualche dettaglio in più sulla corsa, su ciò che è avvenuto, su quello che abbiamo visto e sentito, ma non ne abbiamo fisicamente il tempo.
Ci siamo ripromessi di farlo al rientro, quando avremo riacquisito i nostri tempi e i nostri normali ritmi dopo questa ubriacatura newyorkese.

Credo tuttavia sia giusto e doveroso ringraziare da qui quanti ci hanno sostenuto con il loro entusiasmo non solo attraverso questo blog ma anche, sappiamo, con e-mail, telefonate a casa, sostegno invisibile ma comunque presente.

Troveremo il modo di ringraziarvi con qualche foto o video particolare girato in questi giorni.
Per quanto mi riguarda, con un po' tristezza per la fine di questa entusiasmante "avventura", passo e chiudo.

Ciao, Stefano.

PS: questa avventura è finita, ma ne comincia subito un'altra...


lunedì 3 novembre 2008

WE DID IT!


Adesso sono gli altri due compagni di stanza che stanno dormendo e vi assicuro che non è facile prendere sonno qui dentro, ci vorrebbero i tappi per tamponare il rumore di motosega che si sente (e manca anche la mia in azione, speriamo di far dormire i nostri vicini di stanza...)

Sono ormai passate diverse ore dalla conclusione della ING NYC Marathon eppure – sembra incredibile a dirsi – ho ancora molta adrenalina in corpo e non riesco ad addormentarmi (non solo per il rumore).

Che giornata!
E’ impossibile raccontare tutto ciò che abbiamo vissuto in termini di sensazioni, suoni, colori, immagini, emozioni…
Non è possibile raccontare tutto ma nel contempo è bellissimo che non lo sia, perché certe emozioni fanno parte di quell’universo di ricordi personali che, credo, accompagneranno me e ogni partecipante per lungo tempo.
Questo è proprio ciò che rende la Maratona di New York un evento unico, la meta più ambita da ogni runner e al tempo stesso la Maratona più importante al mondo dopo quella delle Olimpiadi e che, non mi vergogno a dirlo, mi ha fatto piangere dopo il traguardo.

Credo un numero basti per descrivere che cosa abbiamo vissuto: per le strade si sono riversati 2,5 milioni di persone per incitare, sostenere, per urlare il nome dei partecipanti, per offrire il cheese cake o la lemonade fatta in casa, per “dare un 5”, per suonare la loro canzone, per urlare “Go, runners, go!”…

Ora che sono sdraiato sul letto con le gambe che mi fanno male e che sto per godermi il meritato riposo dopo una giornata così dura ripenso a quei 42 km e a quelle 4 ore e passa di corsa che mi hanno portato a gustarmi la soddisfazione di avere la collo la medaglia ufficiale: ne è valsa la pena, totalmente.



La soddisfazione di andare in giro per NY con la medaglia al collo e vedere gente che ti si avvicina di proposito per dirti “Congratulations, good job!” è davvero impagabile e giustifica il mal di gambe, le sveglie alle 6,30 di domenica, il freddo delle corse serali invernali e il caldo opprimente che tagliava il fiato di quelle estive, la fatica…

Nei prossimi 2 gg che ci separano dalla partenza per il ritorno cercheremo di goderci un po’ la città e i luoghi che, dopo questa giornata certamente diversa, torneranno al loro aspetto “normale” (per quanto possano definirsi normali i posti di questa città).

Vi faremo un resoconto dettagliato, fotografico ma anche filmato (solo in parte perché durante la corsa la batteria della videocamera mi ha abbandonato!).
Vi faremo vedere la copia del New York Times che riporta i nostri nomi e cercheremo di raccontarvi che cosa abbiamo vissuto.

Tuttavia non potremo raccontarvi tutto.
Certo, non ci si improvvisa a correre una maratona, ma noi siamo la dimostrazione vivente che lo si può fare non avendo più vent'anni, non essendo né atleti né avendo doti fisiche particolari ma solo con un po’ di volontà e di determinazione.
Mi permetto quindi un consiglio: per vivere i nostri racconti e le stesse emozioni, per percepire ciò che noi abbiamo vissuto, se solo avete una possibilità di farlo, allora venite a correre la Maratona di New York.

WE DID IT!

Ciao, Stefano.

Yes we can!


Nessun riferimento alla politica e alla storia nel titolo, o forse si.
Domani è un altro giorno, si vedrà; per ora questo può e deve bastare, insieme ad una foto con medaglia all'arrivo.
Non aspettatevi niente di più neanche dai miei 2 compagni di avventura, perché sono addormentati, completamente vestiti e immobili a causa dei 2 blocchi di marmo che hanno al posto delle gambe, sui loro letti in camera.
Sempre domani, dopo meritato sonno ristoratore, seguiranno notizie sulla nostra maratona.
Pagherei molto perché ci fosse un ascensore per raggiungere la nostra stanza al primo piano, da questa postazione internet al piano terra dell'albergo.
E invece devo fare le scale ...
Domani vi racconto come è andata.
Buona notte, fave.